Tre facce da pugili, ecco a voi Bulldog, Amstaff, Staffordshire

Tre splendidi cani di tipo Bull che hanno un folto seguito di appassionati anche in Italia. Tre ex forzati della lotta che hanno finalmente avuto accesso alla vita pacifica, serenamente accanto a noi, anche se non hanno perso del tutto le doti di selezione e proprio per questo è bene conoscerli per saperli gestire e amare nel mondo migliore

Ciascuno a suo modo, Bulldog, Amstaff e Staffordshire Bull Terrier ci ricordano un mondo fortunatamente perduto, anche se non del tutto visto che permane in forma illegale: quello dei combattimenti tra cani e anche con altri animali, un’insana passione che ha nutrito l’animo oscuro della parte peggiore del genere umano per molti secoli. Ed è un bene che siano ancora tra noi come memento delle nostre nefandezze, perché nei loro confronti nutriamo un debito enorme che abbiamo iniziato a colmare da poco. Sfruttati a lungo per scopi ignobili, oggi questi cani generosi, coraggiosi e allo stesso tempo dolcissimi vengono scelti soprattutto come compagni di vita, come amici sinceri e sempre disponibili, “alla mano”, poco sofisticati se non per quanto riguarda il rapporto con noi, che vogliono esclusivo, profondo e privo di compromessi.

Dalle arene dei combattimenti al calore delle nostre case, un salto di qualità, e di civiltà, che meritavano in pieno. Oggi, in Italia e in molti altri Paesi, questi cani entrano nell’elenco delle razze maggiormente diffuse. Per esempio, l’American Staffordshire, Amstaff per gli amici, è settimo per iscrizioni all’Enci nel 2015, con 4.560 cuccioli, in costante crescita da anni. Il Bulldog è alla diciannovesima posizione, con oltre 2.200 cuccioli e anch’esso in crescita. Aumentano anche gli Staffordshire Bull Terrier, alla trentunesima posizione con più di 1.300 nuovi iscritti nel 2015. Dunque, i “bulli” piacciono a quanto pare. Conviene conoscerli meglio, allora.

Bulldog Inglese, il capostipite

Il più antico dei cani-combattenti è lui. O meglio, il suo antenato che già i Romani ebbero modo, loro malgrado, di conoscere quando sbarcarono in Britannia per conquistarla. Se non ci sono mai riusciti davvero, in svariati decenni sottomisero solo una parte delle tribù locali, soprattutto “comprandone” i capi più che sconfiggendoli militarmente, fermandosi al confine scozzese e, di fatto, proteggendosi dietro il Vallo di Adriano, parte del merito va proprio al cane da guerra degli antichi Britanni. I legionari lo temevano anche più dei guerrieri nemici e la cavalleria romana si ritrovò spesso trasformata in… fanteria perché gli antichi Bulldog gli azzoppavano i destrieri in un attimo. Poi, secoli dopo, i discendenti degli antichi cani da guerra si ritrovarono nelle arene a combattere con tori inferociti: era il bullbaiting, raccapricciante passatempo che dilagò in Gran Bretagna, in Francia e un po’ ovunque in Europa per secoli, fino a quando, a metà Ottocento circa, venne finalmente vietato dalla legge. Ed è proprio allora che inizia la storia del Bulldog Inglese moderno.

Teniamolo in forma, vivrà meglio e più a lungo

Se è vero che il Bulldog odierno è ben lontano dall’immagine del cane atleta, è anche vero che non è bene lasciarlo inattivo, per la sua salute. Anche se da adulto, di solito, è tendenzialmente pigro, il Bulldog deve condurre una vita moderatamente attiva, compatibilmente con le sue possibilità, anche perché recenti studi hanno dimostrato che i soggetti non in sovrappeso e che svolgono un moderato esercizio fisico vivono 2-3 anni in più rispetto alla media della razza, che si aggira sui 10 anni. Già, ma cosa vuol dire “moderato esercizio fisico?” In sostanza, lunghe passeggiate quotidiane, sessioni di gioco con oggetti da lanciare e riportare, a breve distanza, nuoto in acque calme per tenere in forma la muscolatura senza gravare sulle articolazioni e rinfrescare il cane quando fa caldo, suo grande nemico, brevi percorsi con ostacoli semplici (ottimi quelli che si usano per la Rally Obedience: info su www.sportcinofili.it/index. php/dipartimenti/rally-obedience) e via dicendo. Niente di fisicamente molto impegnativo, data la morfologia del Bulldog, ma di attivo sì.

Il nuovo allevamento Inversione di tendenza per salvarlo dall’oblio

Per affrontare i terribili combattimenti che per secoli l’hanno visto, suo malgrado, protagonista indiscusso, il Bulldog originario doveva essere fisicamente assai più agile e decisamente più aggressivo dell’attuale, tanto che, secondo molti, l’affettuoso compagno di oggi avrebbe poco o nulla a che spartire con il suo combattivo antenato. In effetti, gli allevatori inglesi che si imposero di salvare la razza dall’estinzione quando i combattimenti vennero messi fuori legge, e dunque l’interesse commerciale verso il Bulldog praticamente scomparve, indirizzarono la selezione esattamente all’opposto rispetto a prima: privilegiare il carattere quieto e amichevole, ridurre la tendenza a cercare lo scontro con gli altri cani e anche la stazza, per ottenere un buon cane da famiglia. A ben guardare, stazza e reattività a parte perché nettamente diminuite, è essenzialmente l’aggressività a differenziare il Bulldog odierno dagli sfortunati antenati gettati nella mischia contro i tori. A tutt’oggi, infatti, questo cane conserva tenacia, combattività (nel senso che non si “tira indietro” se aggredito), attaccamento al proprietario e un britannico self-control anche nelle situazioni difficili, qualificandosi perciò come magnifico cane da compagnia, simpatico, affidabile e tranquillo, ma pronto se serve a trasformarsi in guardiano della casa e della famiglia. Non a caso, questo molossoide “made in England” è inserito dalla FCI nel Gruppo 2, che ora è denominato “Cani di tipo Pinscher e Schnauzer – Molossoidi e Cani Bovari Svizzeri” ma che, tempo fa, era il gruppo dei “Cani da Guardia, Difesa e Utilità”.

Lo minaccia il caldo

La salute del Bulldog può anche essere solida ma quando il termometro sale e l’umidità si fa sentire, il pericolo è reale. La canna nasale praticamente inesistente non consente all’aria inspirata di raffreddarsi e questo fa sì che la temperatura corporea possa salire non poco in tempi rapidi, se esponiamo il Bulldog alla canicola. Se poi subentra anche il riscaldamento dovuto a sforzo fisico, il rischio di conseguenze gravi diventa decisamente alto. Dunque, per questo e tutti gli altri cani con naso corto o cortissimo, quando arriva il gran caldo, ombra, acqua fresca sempre a tiro, aria condizionata quando possibile e d’obbligo in auto e… riposo!

Niente scuse… … va educato anche lui!

Il carattere equilibrato che si riscontra sovente nel Bulldog non deve diventare la scusa per non applicare una corretta procedura di educazione del cucciolo, magari confidando che comunque sarà un “bravo cane” perché… è un Bulldog. Sarebbe un errore e soprattutto un peccato, visto che è durante la giovinezza che il nostro amico apprende la maggior parte delle regole di interazione sociale alla base della sua esistenza futura e che in tale periodo la sua mente è più “aperta” alle nuove esperienze e ai nostri insegnamenti. Il cucciolo, quindi, dovrà essere introdotto prima possibile alla “vita di società” e alle regole della buona convivenza, rispettando nell’educazione i ritmi consoni all’indole della razza, il Bulldog è un tipo abbastanza riflessivo, e curando in modo particolare la definizione dei ruoli all’interno della famiglia, specialmente con i maschi. E una buona dose di coerenza e determinazione dovrà essere messa in conto, soprattutto per evitare che, nel caso di soggetti molto tenaci, riemerga il lontano ricordo dei legionari romani e dei loro… “appetitosi” polpacci. In altre parole, per quanto affettuoso, pacato e raramente mordace, il nostro Bulldog conserva le attitudini (e anche i denti…) di guardiano e difensore, per cui dovremo sempre essere per lui il primo e più chiaro punto di riferimento, a scanso di equivoci. Molto importante, infine, favorirne la migliore e precoce socializzazione con gli altri cani, da rinnovare e rinforzare sempre. Tutto sarà più facile, per lui e per noi.

American Staffordshire

Americano nel nome e nella storia di selezione, come molti cittadini USA ha però origini britanniche, in quei cani importati dall’Isola madre per i combattimenti secoli or sono. Come il Bulldog, la sua nascita si deve sostanzialmente alla proibizione delle lotte tra cani, messe al bando progressivamente nei diversi Stati nel corso del Novecento ma entrata in vigore a livello nazionale solo nel 1976! L’aspetto già dice molto di questo cane: muscoloso e massiccio, con una postura da vero bullo, ha il tipico fascino del “duro di quartiere” e, in effetti, le sue radici sono sostanzialmente quelle. L’American Staffordshire Terrier deriva infatti dal Pitbull, forse il più sfortunato tra i cani perché selezionato per secoli allo scopo di divertire squallidi e sadici individui nei combattimenti. Ma a differenza del suo povero progenitore, l’Amstaff ha potuto contare su esseri umani di ben altra natura che, allo scopo di trasformare il Pitbull in un valido compagno di vita per tutti, hanno indirizzato la sua selezione, quasi un secolo fa ormai, verso tutt’altro scopo: un cane equilibrato, solido, generoso, pieno di affetto per la sua famiglia, sentimento che esprime anche attraverso comportamenti difensivi. Obiettivo, fa piacere dirlo, centrato in pieno.

Ha tante doti da valorizzare

Ben selezionato, ben socializzato e ben addestrato, un Amstaff può dare grandi soddisfazioni non solo come cane da famiglia ma anche come cane sportivo, perché il suo desiderio di apprendere e di compiacere lo rende versatile ed eclettico. L’unico suo limite può essere la “guardia”: non possiede un istinto territoriale molto spiccato, non è un Maremmano-Abruzzese per intenderci, e quindi è più portato a difendere qualcosa che lo coinvolga affettivamente, come il suo partner umano, piuttosto che un anonimo capannone o un grande giardino. Con il fisico possente che si ritrova, poi, deve solo scegliere la disciplina sportiva che gli è più congeniale, fermo restando che qualsiasi tipo di addestramento deve essere portato avanti da chi conosce bene la razza e le sue peculiarità, in modo da approcciarlo correttamente al lavoro evitando, per esempio, di stimolarne l’aggressività. Agility e Obedience sono alla sua portata, per esempio, e possono rivelarsi eccellenti valvole di sfogo della sua notevole energia fisica e mentale, e ottime scelte per godersi appieno la sua indubbia voglia di giocare e collaborare con noi.

I giochi da evitare!

Dotato di mascelle estremamente potenti, come tutti i Terrier di tipo Bull, l’Amstaff va educato presto e bene a utilizzare la sua “morsa” nel modo corretto e mai e poi mai sulla pelle di qualcuno. Per farlo, oltre a insegnare subito e al meglio il “lascia”, e con i cuccioli è davvero facile, è bene mettere al bando giochi pericolosi come quelli basati sul farci mordere mani e braccia o le “lotte”, e anche quelli che ci vedono in veste di “preda” da inseguire. Questo perché, in caso contrario, il cane impara facilmente che si tratta di attività lecite e, anche senza volerlo, potrà farci del male.

Terrier, il “duro” che sa amare

Abbiamo sottolineato come l’Amstaff abbia alle spalle una lunga selezione mirata a farne un cane sereno e affidabile, e come questa selezione abbia effettivamente dato i risultati auspicati. Ma ciò non significa che dal Pitbull sia stato tratto un… Carlino. L’Amstaff conserva tuttora qualità psicofisiche da lottatore: elevato livello di eccitazione se stimolato o provocato, con conseguente probabile reazione dura, elevata soglia del dolore, morso estremamente potente e tendenza a non mollare la presa. Ne deriva che chi lo sceglie debba essere informato di avere per le mani un cane particolare, eccellente da tanti punti di vista ma delicato da gestire sotto altri aspetti. E, cosa ancora più importante, che sia una persona equilibrata, ben preparata dal punto vista cinofilo e conscia delle proprie responsabilità, in particolare nei confronti degli altri cani: essenziale evitare tutte le situazioni potenzialmente foriere di scontri, per esempio incontri tra adulti dello stesso sesso o con soggetti aggressivi. Impegnativo, è vero, ma per vivere con un gran cane come l’Amstaff ne vale la pena e poi, come diceva Peter Parker alias Spiderman, “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”…

Un grande cuore

Interessante sapere che non sono rari i soggetti di questa razza impiegati in Protezione civile, in particolare nella ricerca su macerie: poco ingombrante, agile, forte, determinato e con un buon olfatto, l’Amstaff sembra “costruito” apposta per questo difficile compito tanto importante. Poi, con la potenza che si ritrova non gli è difficile neppure trainare un bagnante in difficoltà fino a riva, e infatti anche il salvataggio nautico è tra i suoi compiti di utilità sociale. Infine, ci sono persino soggetti particolarmente equilibrati e di indole tranquilla che sanno dare molto a chi ha bisogno di supporto psicologico: parliamo di Pet therapy. Anche in questo delicato settore la grande generosità d’animo che caratterizza l’Amstaff ha dato ottime prove con bambini in difficoltà, anziani depressi e persone di ogni età con deficit a livello mentale. E sì, il “duro” sa davvero amare…

Staffordshire Bull Terrier

Proporzionato, molto muscoloso, dotato di una forza sorprendente, ancora più stupefacente a fronte delle dimensioni relativamente contenute, lo Staffordshire Bull Terrier cominciò a delinearsi ai primi dell’Ottocento. Gli esemplari dell’epoca, però, erano decisamente più alti e massicci degli attuali, con un peso intorno ai 30 kg (contro i 15- 20 degli Staffordshire di oggi), perché destinati ad attività di combattimento. Ma è solo intorno al 1930, circa un secolo dopo la proibizione delle lotte canine, che la razza inizia ad assumere i connotati di “compattezza” che oggi ne consentono la distinzione dall’American Staffordshire e dai cosiddetti Pitbull, più slanciati e di altezza al garrese ben superiore ai 35-40 cm al massimo del nostro amico. Questo cane deve essere agile per rispondere ai canoni originari, con solidi arti anteriori piantati larghi e arti posteriori con muscolatura e ossatura rimarchevoli, ben paralleli. Il petto ampio e l’incedere sicuro sono chiari segnali della “fisicità” anche caratteriale dello Staffordshire, che rivela al tatto una estrema solidità fisica e una costruzione con fondamenta eccellenti. E così dev’essere anche il suo carattere: solido, equilibrato, aperto e sensato. La testa decisamente larga e il muso abbastanza corto, ma non tanto da creare problemi respiratori sotto sforzo, si fanno notare per l’impressione, giustificata dai fatti, di potenza, mitigata però, e altrettanto nei fatti, da uno sguardo che non è possibile equivocare quanto a dolcezza e disponibilità verso il genere umano.

Ci adora e ama farlo

Focoso e intrepido sono due aggettivi che calzano a pennello allo Staffordshire Bull Terrier, un cane generalmente equilibrato ma che non conosce la paura e che, se provocato da un altro cane, raramente si tira indietro. Il problema, soprattutto per i maschi, è che il concetto di “provocazione” è piuttosto ampio e che la taglia dell’avversario, fosse anche un gigante, non rientra tra i criteri di valutazione accettabili per lo Staffordshire, che non indietreggerà nemmeno di una… zampa davanti ad alcuno. Ciò implica che il proprietario sia cosciente di queste caratteristiche e che sia sempre attento a prevenire situazioni potenzialmente pericolose, in primis i faccia a faccia tra soggetti adulti dello stesso sesso. Ai fini della prevenzione, è ovviamente essenziale una eccellente socializzazione del giovane Staffordshire verso i propri simili, di ogni genere, avendo cura di evitare cani poco equilibrati che lo aggrediscano. Verso il suo proprietario, lo Staffordshire Bull Terrier nutre una devozione infinita ed è pronto a seguirlo in qualsiasi situazione, tanto da rivelarsi a volte addirittura invadente. Ma in fondo a tutti piace essere amati con continuità, per cui il problema in realtà non si pone. Verso il resto del genere umano, posto che la selezione e l’allevamento siano stati condotti con la cura che sempre richiedono, in genere questo cane ha un atteggiamento molto aperto e gioviale, magari un po’ irruente ma raramente crea situazioni conflittuali.

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