Si è lasciato alle spalle un passato da combattente per entrare nelle nostre case a portare dolcezza, grazie al suo cuore grande e sensibile, e allegria, con quella buffa espressione da bullo
I macellai inglesi, fermandosi al suo aspetto da “duro”, l’hanno trasformato in un cane combattente, costringendolo a confrontarsi in duelli all’ultimo sangue contro i tori. Ma quando la brutale pratica del bullbaiting è stata messa al bando, il Bulldog Inglese si è lasciato volentieri alle spalle la sua fama di bullo per “trasformarsi” nel cane che conosciamo oggi, dolce e sensibile, allegro e intelligente. Quasi un cane da compagnia, verrebbe da dire, senonché la cinofilia ufficiale l’ha inserito nel Gruppo 2, quello che una volta era dei cani da “difesa e utilità”. Sì, perché il nostro amico conserva comunque un certo… caratterino! Dolce sì ma anche determinato, volitivo, a volte un po’ testone, pronto a entrare in azione se provocato per difendere la sua famiglia a cui è molto attaccato. Ed è forse per questo che tanti italiani lo scelgono ogni anno come amico fedele, ben sapendo che per meritare il suo affetto bisogna prima guadagnare la sua stima, ricordando le sue origini (non certo di cane “da divano”) e rispettando la sua vera natura.
Dal brutale bullbaiting all’amico di oggi
I Romani, approdati sulle coste della Britannia per allargare i confini dell’impero, li avevano soprannominati pugnaces, “combattenti”: non stiamo parlando dei feroci guerrieri celti ma dei ben più temibili progenitori del Bulldog Inglese che, secoli dopo, durante la Guerra dei Cent’anni tra Francia e Inghilterra (1337-1453), seminarono nuovamente il panico tra le fila dei cavalieri francesi. Il nostro simpatico amico di casa, che magari in questo momento apre un occhio sornione mentre dormicchia sul divano, discende quindi da un’antica stirpe di cani combattenti, a loro volta parenti dei molossi dell’Asia che giunsero secoli addietro in Europa attraverso gli scambi commerciali tra i due continenti. “Conquistate” le Isole Britanniche, però, un triste destino li attendeva: utilizzati dai macellai come guardiani delle merci nei mercati, i Bulldog cominciarono ben presto a essere impiegati nel bullbaiting, i combattimenti tra cani e tori, una pratica brutale che fu per secoli molto popolare in Gran Bretagna, per essere messa finalmente al bando nel 1835.
Un bullo… tutto cuore
Per fortuna, per i Bulldog di oggi i combattimenti con i tori sono solo un lontano ricordo e questi cani sono sempre più apprezzati in famiglia, dove sono in grado di esprimere una dolcezza e un attaccamento che non ha nulla da invidiare alle cosiddette “razze da compagnia”. Paziente con i bambini, di cui sopporta l’approccio a volte un po’ impulsivo, e tranquillo con gli anziani, il Bulldog è affidabile e pacifico, pronto a godersi le comodità della casa e a farci sorridere con i suoi atteggiamenti buffi: cosa che non guasta, se la giornata è andata un po’ storta… La sua sensibilità fuori dal comune gli permette, infatti, di cogliere il nostro stato d’animo come farebbe un amico che ci conosce da anni e di infondere serenità e allontanare lo stress quotidiano. Il Bulldog è però anche tenace e determinato, la sua indole non è cambiata nel corso delle generazioni e non si tira indietro di fronte a una minaccia (anche se difficilmente è lui a provocare per primo) ed è pronto a difendere strenuamente il suo compagno umano, se lo ritiene in pericolo. In alcuni frangenti questa determinazione si trasforma in cocciutaggine e il nostro pigro amico potrebbe decidere di pensarci un po’ su prima di fare qualcosa che gli abbiamo chiesto… ma, come sempre, con una buona educazione di base e molta coerenza da parte nostra il Bulldog sarà un insostituibile dispensatore di dolcezza e allegria nella nostra famiglia. Purtroppo non tutti lo allevano con amore.
Bellissimo… eppure così delicato
Come è accaduto per tante altre razze, il successo di cui il Bulldog Inglese ha goduto per molti anni ha provocato anche qualche danno. A partire da un allevamento quasi “selvaggio”, che ha portato all’esaltazione di alcuni tratti, su tutti le caratteristiche pieghe, che hanno minato la salute della razza. Per fortuna, però, c’è anche chi al Bulldog Inglese ci tiene veramente e stiamo parlando di allevatori seri che hanno lavorato per migliorare la capacità respiratoria di questi cani, utilizzando in riproduzione soggetti dalle vie aeree più larghe, così come l’importante lavoro volto a limitare le patologie cardiache e le malattie di origine genetica. Senza dimenticarci che anche noi possiamo fare molto per il nostro amico a 4 zampe, prendendoci cura di lui ogni giorno, tenendo sotto controllo l’alimentazione (e la sua naturale tendenza a mettere su chili di troppo…) e facendogli fare moderata ma regolare attività fisica. Sotto questo aspetto è importante ricordare che per questa razza va evitato qualunque sforzo eccessivo e che tra i suoi nemici numero uno c’è il caldo: quindi, sconsigliamo il movimento quando le temperature sono alte, acqua fresca sempre a disposizione, ombra e aria condizionata obbligatoria quando il caldo si fa opprimente.
Il grosso cugino d’oltre oceano
Con il suo parente inglese condivide un passato di guardiano del bestiame destinato al macello e di combattente, spesso impegnato in crudeli confronti con tori, bufali e persino orsi. Stiamo parlando dell’American Bulldog, diretto discendente del Bulldog Inglese sbarcato nel Nuovo Mondo nel Diciassettesimo secolo con i primi coloni. È in questo periodo che trovò casa nei ranch e nelle fattorie del profondo Sud degli Stati Uniti, dove si cominciò una selezione destinata a farne soprattutto un cane da difesa della persona e della proprietà. Caratterizzato da una corporatura più sviluppata, zampe più lunghe, un morso potente e grande coraggio, è ancora oggi considerato molto valido nel suo originario compito di difensore. Conosciuta in origine con molti nomi (White English, Alabama, Southern Bulldog), solo nel 1980 la razza ha preso il nome di American Bulldog; non è riconosciuta dalla FCI e dall’Enci ma lo è dai due maggiori sodalizi americani, AKC e UKC.
Prendiamoci cura di lui
La cura quotidiana del Bulldog è fondamentale se vogliamo che il nostro amico sia sempre in salute e possa vivere al meglio accanto a noi. In particolare controlliamo tutti i giorni le orecchie, gli occhi e le zampe (soprattutto gli spazi interdigitali) per verificare che non siano sporchi e che non ci siano arrossamenti: se notiamo qualcosa di strano, per esempio eccessiva lacrimazione o secrezioni anomale, meglio sentire il veterinario. Molta attenzione deve essere riservata alle rughe, che sono un tratto distintivo della razza: gli scoli lacrimali, la piega sul naso e il sottocoda devono sempre essere tenuti puliti, controllando che non si depositi sporco. In caso di arrossamento, o se notiamo che la pelle emana un cattivo odore, rivolgiamoci al medico. Per quanto riguarda la pulizia del manto, è bene spazzolarlo almeno un paio di volte alla settimana per rimuovere lo sporco e il pelo morto, passando poi un panno (magari imbevuto di acqua e aceto) per lucidarlo. Non abusiamo, invece, dei bagni e ricordiamoci che dobbiamo asciugarlo sempre con molta cura, anche se prende la pioggia.








