Riunioni senza finite, incontri a catena? Ecco gli effetti negativi per l’organismo. I sistemi per difendersi

Tanti i sistemi per difendersi

Renderci conto da soli dell’incremento di CO2 in una stanza è difficile, ma chi arriva da fuori può già avvisarci se nota la classica aria viziata. In alternativa è possibile dotarsi di un sensore di CO2: ce ne sono di economici, che monitorano la concentrazione del gas segnalando quando occorre rinnovare l’aria. In generale per mantenere i livelli a un valore massimo di 1.500 ppm, devono essere immessi mediamente 25 metri cubi di aria nuova all’ora per persona: in pratica, basta arieggiare gli ambienti 3 o 4 volte al giorno per almeno 10 minuti, tenendo aperte contemporaneamente più finestre. Ma si può anche optare per un impianto di ventilazione meccanica controllata, che garantisce una costante immissione di aria pulita negli ambienti interni, regolando l’umidità e assicurando anche il risparmio energetico nei mesi invernali grazie al recuperatore di calore. A differenza di un condizionatore tradizionale, questo impianto “scambia” aria con l’ambiente esterno, espellendo al tempo stesso gli agenti inquinanti. Oggi vanno di moda anche i purificatori d’aria, dispositivi simili a condizionatori portatili. Dovremmo ricorrere a questi dispositivi solo in situazioni particolari, come quando l’inquinamento esterno è così elevato da impedire una normale aerazione dei locali. Inoltre gli unici modelli considerati validi sono quelli ad acqua, o che montano filtri Hepa in uscita: hanno la capacità di filtrare l’aria e bloccare il particolato.

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