Meno di 5 grammi al giorno. Lo dice l’OMS che calcola 1 milione di morti in meno per ictus e 3 milioni in meno per malattie cardiovascolari se viene rispettato questo limite. Noi italiani stiamo imparando la lezione: in dieci anni il nostro consumo di sale è diminuito del 12 per cento. Ma dobbiamo fare meglio
Il sale da cucina (cloruro di sodio) è la principale fonte di sodio nell’alimentazione. I dati scientifici disponibili dimostrano che un consumo eccessivo di sale ha effetti negativi sulla salute perché un apporto elevato di sodio aumenta il rischio di malattie cardio e cerebrovascolari.
L’eccesso di sale, infatti, aumenta la pressione arteriosa (a tutte le età, a partire dall’infanzia), cioè favorisce l’ipertensione, che è una delle cause più importanti di ictus cerebrale, oltre che uno dei principali fattori di rischio per l’aterosclerosi e per l’infarto miocardico. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) raccomanda per questo un consumo giornaliero di sale inferiore ai 5 grammi, che corrispondono a circa 2 grammi di sodio. In media nel mondo se ne consumano invece più del doppio. Se rispettassimo i limiti raccomandati, si calcola che potremmo evitare in tutto il mondo più di 1 milione di morti per ictus e circa 3 milioni di morti per malattie cardiovascolari. Negli ultimi anni gli italiani hanno ridotto del 12 per cento il consumo medio giornaliero di sale, come evidenziano parecchi studi. La notizia è buona, anche se non possiamo dirci virtuosi perché siamo ancora lontani dalle raccomandazioni dell’OMS.








