Nato a fine Ottocento come “cane polivalente” dalla geniale intuizione di un ex ufficiale tedesco, ha confermato la sua fama fino ai giorni nostri ed è protagonista in tutti i settori della cinofilia, oltre che nelle case di milioni di persone in tutto il mondo. Alla sua popolarità hanno certamente contribuito cinema e televisione (Rin Tin Tin in passato, Rex oggi), ma il grosso del merito, in realtà, va proprio a questo magnifico cane e alle sue molteplici qualità.
Ovunque, infatti, lo possiamo incontrare al lavoro come cane antidroga, antiesplosivo, da ricerca persone, da soccorso alpino, per esempio, grazie anche a un eccellente olfatto. Tanti esemplari operano poi accanto alle forze dell’ordine, incluse le unità antiterrorismo, spesso pagando un prezzo alto per il loro coraggio. Sul fronte delle attività sportive, oltre al tradizionale impiego in utilità e difesa, la razza si difende assai bene anche in discipline tecniche quali l’Obedience, non sfigura in Agility e ha ben pochi rivali nel lavoro su pista, sempre grazie a un olfatto assai fine. E non dimentichiamo quanto sa donare anche come “semplice” compagno di vita, perché anche questo è uno dei ruoli che sa svolgere al meglio, purché chi lo sceglie sia alla sua altezza. Il Pastore Tedesco è un cane davvero polivalente ma questo non significa che sia il cane “per tutti”. Se non è amato e non viene inserito all’interno della vita familiare, rispettandone personalità, esigenze etologiche e intelligenza, non può donare le sue immense doti ed è destinato a soffrire seriamente.
Grandi numeri, alti rischi
La grande popolarità di una razza porta sempre con un sé un fattore di rischio: l’allevamento a fini esclusivamente di lucro. Quando una razza “vende” non la allevano solo i veri appassionati, preparati e competenti, ma anche individui senza scrupoli che non nutrono alcun rispetto per il cane e per chi lo acquista. E nel caso del Pastore Tedesco, i numeri sono davvero molto elevati… e così i rischi. Tra i problemi principali causati alla razza dall’allevamento improvvisato ci sono patologie osteo-articolari invalidanti, in particolare la displasia dell’anca, che affligge molti soggetti fin dalla giovane età e che ne condiziona la vita e il carattere. Ecco perché è fondamentale rivolgersi a chi alleva con scrupolo, passione e coscienza, selezionando cani sani e dal carattere equilibrato. Una buona idea è rivolgersi alla società che tutela il Pastore Tedesco in Italia, la SAS, perché esige certificazioni sanitarie e valutazioni morfologiche e caratteriali assai stringenti, limitando così il fattore di rischio per chi desidera portare a casa un cucciolo di questa splendida razza.
Può fare davvero di tutto
Per una razza come questa, selezionata da sempre soprattutto per le qualità lavorative, l’inattività è un vero problema. In sostanza, il Pastore Tedesco soffre l’ozio perché ha tante energie, fisiche e mentali, da scaricare e deve poterlo fare per vivere serenamente. Chi lo sceglie deve esserne informato e decidere per qualche attività da fare insieme al suo cane. E visto che il Pastore Tedesco può fare praticamente tutto… non c’è che l’imbarazzo della scelta, e che si tratti di cose serie come la Protezione civile o di sport divertenti, poco importa: “lui” apprezzerà tutto e darà sempre il massimo, se sapremo guadagnarcelo con il rispetto che meritano la sua intelligenza, notevole, e la sua generosità, enorme. Viceversa, maniere forti e pretese di obbedienza cieca senza rispetto del cane potranno condurre facilmente a situazioni conflittuali, paure, depressione. Il Pastore Tedesco è un partner di alto livello, con doti preziose e a volte uniche, non uno “schiavo” al nostro servizio.
Reattività elevata: serve una socializzazione ampia
Come tutte le razze da pastore, anche il Tedesco ha un livello di reattività agli stimoli molto elevato, infatti è considerato da sempre un ottimo cane da difesa e selezionato anche in base a tali pratiche. Proprio per questo, è essenziale che il cucciolo venga socializzato al meglio verso il genere umano, cioè verso persone di ogni età e tipologia, per mitigare eventuali reazioni di difesa attiva fuori contesto una volta adulto, in particolare se viene scelto come cane da famiglia, quindi esposto con grande frequenza a contatti sociali con amici, vicini, estranei, adulti e bambini.
Il “padre” della razza
L’uomo che ha dato il maggior contributo alla nascita del Pastore Tedesco è l’ex capitano di cavalleria dell’esercito prussiano Max von Stephanitz (1864–1936). Affascinato dai cani da pastore e dotato di alcune competenze in veterinaria e biologia, von Stephanitz cercò di ottenere una razza che condensasse il meglio di quelle a disposizione, utilizzando tutti i cani che la tradizione pastorale locale aveva sviluppato. Probabilmente, il merito maggiore di von Stephanitz è stato di non aver mai perso di vista, mentre lavorava sulla morfologia, la selezione caratteriale, tanto che era solito sottoporre i cani più giovani a specifici test allo scopo di verificarne tempra e temperamento, alla ricerca dei soggetti migliori da far riprodurre. Un esempio che sarebbe molto saggio imitare anche oggi, e per tutti i cani.








