Cane già affermato nel mondo degli sport cinofili e delle attività di soccorso o di polizia, ecco un partner molto interessante per chi ama le razze da lavoro toste
Come i Pastori Belgi, suoi parenti di sicuro, anche l’Olandese è assai vivace e atletico ma di solito è considerato un po’ meno nevrile. Nel Paese di origine viene impiegato per la conduzione e la guardia delle greggi ma anche dalle forze dell’ordine, nello sport e nelle delicate attività di soccorso. Tra le sue eccellenze c’è l’olfatto, molto acuto e raffinato, ideale per le attività di ricerca e frutto anche della selezione specifica condotta in patria proprio a tale scopo. In ambito sportivo, ha ottime doti per il Mondioring ma anche per l’Agility e, grazie a un’alta capacità di concentrazione, può fare molto bene pure in Obedience. Tutto questo ci dice chiaramente che si tratta di un cane sportivo, energico e adatto a chi abbia tempo e voglia di dedicarsi a qualcosa di impegnativo con lui. Noia e inattività devono essere bandite dalla sua vita, altrimenti soffrirà e diverrà difficile da gestire.
Da scegliere con cura: Carattere molto interessante per il lavoro
Quando un cane è poco diffuso, a volte si finisce per confonderlo con uno più conosciuto che gli somiglia. Capita al Pastore Olandese, razza decisamente poco nota ai meno esperti e molto simile, nella varietà a pelo corto, al “cugino” belga, il Malinois, da tempo in auge dalle nostre parti e non solo. E anche nella varietà a pelo lungo, più rara da noi, ricorda sempre un Belga, il Tervueren. Piuttosto diffuso in Francia, probabilmente per la sua predisposizione a sport duri come il Mondioring, lo è molto meno proprio dove è nato e dove è chiamato Hollandse Herdershond: nel 2021 in Olanda sono stati iscritti 202 esemplari a pelo corto, 27 a pelo lungo e 22 a pelo ruvido, pochi a dispetto di un club di razza che è uno dei più antichi sodalizi olandesi e che festeggia 125 anni di attività proprio in questi mesi. In Italia il primo esemplare è stato iscritto ai registri Enci vent’anni fa, nel 2003; da allora la crescita è stata discreta ma costante e, dal 2022, può anche contare su una società specializzata a sua tutela.
Taglia media, linee asciutte ed essenziali, pelo corto, colore tigrato tutto sommato poco appariscente, il Pastore Olandese non ha quelle doti estetiche in grado di calamitare l’attenzione di chi cerca nel cane un appagamento per gli occhi, ma sicuramente può essere apprezzato da chi cerca un cane da lavoro con tutti gli attributi del caso, e infatti i suoi estimatori sono in crescita. Basta dare un’occhiata, del resto, a quanto recita lo standard relativamente al carattere: “molto leale e affidabile, sempre attento, guardingo, attivo, indipendente, perseverante, intelligente, predisposto all’obbedienza e dotato del vero temperamento di cane da pastore, lavora volentieri col suo padrone e sbriga in modo autonomo qualsiasi compito che gli viene assegnato”. C’è di che suscitare interesse.
Selezione funzionale: Dalle fattorie alle attività socialmente utili
Il Pastore Olandese ha oltre un secolo di vita: verso la fine dell’Ottocento, infatti, cinologi olandesi e tedeschi cominciarono a interessarsi ai cani da pastore presenti nelle province di Drent e del Brabante, dove era fiorente l’allevamento di ovini. Non si poteva ancora parlare di varietà ben distinte, perché erano considerate molto più importanti le attitudini al lavoro e il giusto carattere piuttosto che tessitura e colore del pelo; la selezione, quindi, avveniva solo in base alla funzionalità e un soggetto inidoneo al lavoro sul gregge non veniva nemmeno preso in considerazione per la riproduzione.
Una prima descrizione della razza si può trovare in un libro del 1875 che lo presenta come un cane di taglia media, robusto ma elegante, con zampe lunghe, pelo duro che lo protegge dalle intemperie, testa lunga, muso a punta, occhi ben infossati nelle orbite, orecchie erette, coda portata bassa a riposo, diritta e ricurva in azione, di colore generalmente giallo-bruno, grigio scuro o nero. Nello stesso anno, all’esposizione di Amsterdam, vengono iscritti i primi esemplari come “Pastori indigeni” mentre nel 1894 Presto, un soggetto ritenuto sufficientemente “in tipo”, è preso a modello per lo standard, da cui verrà escluso poi il colore bianco.
In origine il Pastore Olandese era essenzialmente un cane da fattoria tuttofare: tenere le greggi lontane dai raccolti, condurle nei loro spostamenti, riunire le mucche per la mungitura, trainare i carretti del latte e avvisare della presenza di estranei. La scomparsa pressoché totale delle pecore dal territorio olandese nel corso del Ventesimo secolo permise poi di scoprire la versatilità della razza che venne così destinata ad altre attività diverse dalla pastorizia: cane da polizia, da ricerca e anche da guida per non vedenti. Ed è proprio come cane da utilità sociale che la razza sta vivendo una seconda giovinezza in diversi Paesi.
Tre vesti differenti: Mantello corto, lungo o ruvido ma sempre tigrato
Se colore e lunghezza del pelo identificano quattro varietà per il Pastore Belga (Tervueren, Groenendael, Malinois e Laekenois), nel caso del Pastore Olandese le varietà sono “solo” tre: a pelo corto, a pelo lungo e a pelo ruvido. Vediamo qualche dettaglio ripreso dallo standard di razza. Per tutte e tre le varietà il colore è tigrato, con tinta di base dorata, che può variare dal color sabbia chiaro al rosso castano, o argento. La tigratura è presente chiaramente su tutto il corpo, inclusi collare, “culotte” e coda. Troppo nero è indesiderabile ed è preferibile una maschera nera; pesanti chiazze bianche su petto o piedi non sono apprezzate.
La varietà a pelo corto lo ha tale ma non troppo su tutto il corpo, piuttosto duro, strettamente aderente, con sottopelo lanoso; collare, “culotte” e frange alla coda sono chiaramente evidenti.
La varietà a pelo lungo lo ha su tutto il corpo, dritto e ben aderente, ruvido al tatto, senza riccioli o onde e con sottopelo lanoso, con collare e “culotte” ben definite e coda abbondantemente ricoperta di pelo; testa, orecchie, piedi e arti posteriori al di sotto del garretto sono ricoperti di pelo corto e fitto; la zona posteriore degli anteriori mostra pelo fortemente sviluppato, che diventa più corto verso i piedi (frange) mentre le orecchie non presentano frange.
La varietà a pelo ruvido (che dovrebbe essere strippato a mano in media due volte l’anno) presenta un mantello fitto e scompigliato con sottopelo lanoso e denso su tutto il corpo, tranne la testa. Il labbro superiore e quello inferiore dovrebbero essere ben guarniti di pelo, formando baffi e barba ben definiti, ruvide sopracciglia ispide, ben evidenti ma non esagerate; questa tessitura di pelo dà alla testa un’apparenza più quadrata. Il pelo delle frange non è morbido, quello sul cranio e sulle guance è meno fortemente sviluppato, le “culotte” dovrebbero essere molto sviluppate e la coda è ricoperta di pelo tutt’attorno. La tigratura può essere meno pronunciata a causa del mantello scompigliato.








