Sono piccole chiavi che circolano nel sangue in grado di far scattare delle “serrature” presenti in cellule molto lontane. La loro azione ci garantisce la sopravvivenza, il sonno, il metabolismo, la fertilità e l’umore ma talvolta possono insorgere problemi di scarsa o eccessiva produzione, che possiamo correggere
Immaginiamo la portineria di un grande albergo, dove il telefono squilla di continuo per una serie di ordini o reclami provenienti dalle varie stanze: c’è chi desidera il pranzo in camera, chi si lamenta della temperatura, chi ha perso la chiave. Nel corpo, gli ormoni somigliano al personale di servizio che corre instancabile da una stanza (cellula) all’altra per segnalare i problemi e suggerire la soluzione. Questi speciali messaggeri vengono prodotti da ghiandole, dette a secrezione interna (cioè che versano il loro prodotto direttamente nel sangue), e viaggiano nell’organismo per portare informazioni vitali a organi e tessuti, visto che dal loro corretto lavoro dipendono meccanismi importanti come il sonno, il metabolismo, la fertilità e l’umore.
Ipofisi, tiroide, paratiroidi, pancreas, timo, gonadi, ghiandole surrenali e il resto del sistema endocrino cooperano strettamente con il sistema nervoso per fornire una risposta agli stimoli esterni, come cibo, emozioni, attività fisica, stress emotivi, luce o buio, caldo o freddo. Ciascuno di questi fattori stimola la produzione di un certo ormone, ovvero di molecole che si muovono anche a grandi distanze dal luogo di partenza per raggiungere organi o tessuti su cui esplicano la loro azione, suscitando effetti e trasformazioni.
Come piccole chiavi
Il loro funzionamento può essere paragonato a quello di una chiave nella serratura: così come una porta si apre se la chiave si adatta perfettamente alla toppa, allo stesso modo gli ormoni agiscono soltanto sulle cellule che presentano dei recettori specifici, cioè piccole serrature che scattano solo in presenza di certe “chiavi” ormonali. Così, pur circolando nell’intero organismo, ci sono ormoni che esercitano un effetto solamente su uno o due organi, mentre altri agiscono in maniera sistemica. Per esempio, l’ormone tireostimolante (Tsh) prodotto dall’ipofisi agisce unicamente sulla tiroide, mentre gli ormoni tiroidei (T3 e T4) secreti dalla tiroide influenzano quasi tutte le cellule dell’organismo e sono coinvolti in importanti funzioni, come il controllo della frequenza cardiaca o della velocità con cui vengono bruciate le calorie.
Attraverso questi complessi meccanismi, gli ormoni svolgono un ruolo vitale per la nostra sopravvivenza. Per esempio, senza l’aldosterone che opera sui reni per controllare i livelli di sodio e potassio nel sangue, non riusciremmo a mantenere costante la pressione arteriosa; senza gli ormoni tiroidei, l’intero organismo sarebbe in perenne disequilibrio; senza cortisolo, ci sentiremmo incessantemente stanchi e affaticati; senza la melatonina, non prenderemmo sonno la notte. In generale, gli ormoni sono indispensabili per l’accrescimento, la riproduzione e tutti i processi fondamentali necessari allo sviluppo e al funzionamento del corpo. Senza di essi, un’esistenza normale sarebbe impensabile, perché non riusciremmo ad adattarci al mondo in cui viviamo. Anche il loro rilascio non è casuale: alcuni vengono prodotti in maniera più o meno costante nel corso della vita, magari in maniera intermittente durante il giorno e la notte; altri, invece, hanno picchi di maggiore attività in alcuni periodi. Basti pensare alla prolattina, fondamentale per le donne in fase di allattamento, ma che in altri momenti potrebbe addirittura interferire con la fertilità se presente in eccesso. Lo stesso vale per il Gh, l’ormone della crescita che viene elaborato dall’ipofisi: è essenziale nei bambini per un corretto accrescimento ma, al di fuori dell’età pediatrica, la sua produzione eccessiva può provocare una condizione chiamata acromegalia, in cui le ossa si deformano invece di allungarsi.
A volte “difettano”
Vista la loro importanza, non sorprende che l’eccesso oppure il difetto di uno o più ormoni sia alla base di un ampio ventaglio di sintomi. A grandi linee, infatti, i disturbi endocrini possono essere determinati da una secrezione ormonale eccessiva (iper-funzionalità) oppure insuffciente (ipo-funzionalità). Raramente sono presenti sin dalla nascita, come nel caso dell’ipotiroidismo congenito, la più comune causa di ritardo mentale prevenibile. Oggi, per fortuna, questa patologia può essere riscontrata tempestivamente grazie a uno screening tiroideo che viene eseguito nei primi giorni di vita su tutti i nuovi nati, in modo da individuare precocemente il problema e correre ai ripari con l’eventuale terapia sostitutiva. Nella maggior parte dei casi, però, gli squilibri ormonali sono acquisiti e possono comparire in qualunque fase della vita. In età pediatrica sono più peculiari i deficit di ormone della crescita e il diabete mellito di tipo 1, mentre da adulti non sono rare le disfunzioni tiroidee, l’osteoporosi e le patologie del metabolismo, come obesità, dislipidemie e diabete mellito di tipo 2.
Le cause? Ovviamente dipende dal tipo di ormone coinvolto, ma di certo contano lo stile di vita inadeguato (sedentarietà, cattiva alimentazione, obesità, fumo di sigaretta), alcune malattie (autoimmuni, genetiche, oncologiche, vascolari, infettive o di altra origine) e diversi fattori ambientali (conservanti nei cibi, microplastiche, inquinamento atmosferico) che possono interferire con il corretto funzionamento ghiandolare.
A cosa prestare attenzione
Non è raro approdare dall’endocrinologo dopo aver peregrinato tra vari specialisti e figure non mediche alla ricerca di risposte, che però non arrivano. Infatti, se per alcune patologie basta osservare il paziente per porre una corretta diagnosi (come nel morbo di Basedow-Graves, nella malattia di Addison o nella sindrome di Froelich), per altre – la maggior parte, a dire il vero – la sintomatologia è molto sfumata e generica, perché magari si presenta sotto forma di stanchezza, debolezza muscolare, sonnolenza, depressione, aumento o perdita di peso inspiegabili, sudorazione immotivata o eccessiva, cambiamenti nella sensibilità al freddo o al caldo, eruzioni cutanee, mal di testa, variazioni nell’appetito, visione offuscata.
Ciascuno di noi può affrontare periodi di squilibrio ormonale nel corso della vita. Alcuni sono assolutamente naturali e non nascondono nessuna patologia. Ma quando i sintomi sono incomprensibili, persistenti e finiscono per interferire con le normali attività di ogni giorno, vale la pena indagare. Il problema è che spesso ci si abitua alle piccole o medie disfunzioni ghiandolari, per cui un eventuale stato di malessere viene attribuito al tempo che passa, al periodo stressante, a quella preoccupazione che ci tormenta. Invece, molte volte, è qualche ormone a difettare e per fortuna non mancano le possibilità di indagine. Innanzitutto, gli ormoni possono essere dosati attraverso un normale prelievo di sangue a cui, talvolta, l’endocrinologo può aggiungere ecografie, densitometria ossea, Tac o risonanza magnetica, a seconda del sospetto diagnostico.
Quali soluzioni
I dosaggi ormonali rappresentano una delle grandi rivoluzioni della medicina, perché si tratta di operazioni complesse. Gli ormoni non sono tutti uguali: alcuni sono proteine, mentre altri sono steroidi, cioè grassi che derivano dal colesterolo. Ciò significa che nel sangue bisogna discriminare in maniera precisa queste sostanze da altre che hanno una struttura simile. In più, le quantità presenti nel sangue sono piccolissime: rispetto ad altri parametri ematici a cui siamo abituati e che vengono espressi in grammi o milligrammi, nel caso degli ormoni si parla di microgrammi, ovvero milionesimi di grammo, se non addirittura di picogrammi, cioè bilionesimi di grammo. E qualora venga riscontrata un’anomalia, che si fa? Si cerca di correggerla con due potenziali strategie, opposte fra loro: sostituendo l’ormone in difetto con una terapia che vada a correggerne la produzione de”citaria oppure utilizzando dei farmaci che ne inibiscano l’eccessiva secrezione. In entrambi i casi, i trattamenti sono sicuri e vengono calibrati sul singolo paziente, in modo da ridurre al minimo il rischio di effetti collaterali. Spesso temuti, infatti, gli ormoni sostitutivi sono molto simili a quelli prodotti dal nostro organismo e oggi sono disponibili in diverse formulazioni: compresse, capsule, gel, cerotti, dispositivi iniettivi. Il modo con cui sono confezionati dipende dalle caratteristiche chimiche dell’ormone e dal modo in cui questo interagisce con l’organismo per raggiungere gli organi bersaglio.
Il legame con l’obesità
Ma per mantenere gli ormoni in equilibrio, e quindi un buon stato di salute generale, è fondamentale anche seguire una dieta corretta: pensiamo all’importanza delle proteine per la crescita dei bambini, dello iodio per il buon funzionamento della tiroide, del colesterolo per la produzione di estrogeni, testosterone e cortisolo. Tutto deve essere ben calcolato, perché il sovrappeso – o ancora peggio l’obesità – aumenta la quota di grasso che, quando è troppo (ma anche troppo poco, come nel caso dell’anoressia), si atrofizza e smette di produrre una lunga serie di ormoni essenziali per il nostro benessere. Quando si parla di cibo, è piuttosto noto il legame con l’insulina, i cui livelli non sono solamente legati alla quantità di zuccheri e carboidrati che consumiamo, ma anche ai grassi. Meno noto, e invece strettissimo, è il rapporto dell’alimentazione con grelina, leptina, adiponectina e cortisolo, altri quattro ormoni che possono addirittura sabotare la nostra perdita di peso.
Ma andiamo con ordine. Quando mangiamo, il cibo passa dalla bocca allo stomaco attraverso l’esofago. Durante il tragitto si attiva una grande quantità di ormoni. Alcuni provocano la secrezione degli enzimi digestivi, altri stimolano le contrazioni muscolari necessarie per la digestione, altri ancora regolano il flusso sanguigno nello stomaco e quello di acqua ed enzimi che collegano stomaco e sangue. Poi, durante la digestione, ci sono ulteriori ormoni che forniscono una sorta di aggiornamento al cervello, informandolo in tempo reale sulla quantità di grasso presente nel corpo per consentirgli di decidere se elaborare i nutrienti in arrivo, trasformandoli in energia immediata, oppure se immagazzinarli per un uso successivo.
Sono proprio questi ultimi a offrire alcune delle maggiori potenzialità per il controllo dell’obesità. Per esempio, la leptina è un ormone anoressizzante (cioè toglie la fame) e, per assurdo, viene prodotta dagli adipociti, le cellule del grasso. Durante i pasti lo stomaco si dilata e, a quel punto, giunge un segnale al tessuto adiposo che inizia a liberare la leptina. Questa raggiunge i recettori localizzati nel cervello, precisamente nell’ipotalamo, per indicare che è necessario smettere di mangiare: nei soggetti obesi, si crea uno stato di infiammazione generalizzata che rende insensibili quei recettori, per cui il senso di fame non si placa mai nel corso dell’intera giornata.
Conta l’alimentazione
Al contrario, la grelina svolge un effetto oressigeno, per cui aumenta la ricerca e l’assunzione di cibo: se viene prodotta in eccesso, sale il desiderio di abbuffarsi di cibi ipercalorici, in particolare di notte. Anche l’adiponectina è coinvolta nel controllo del grasso corporeo e influisce sull’appetito. Buoni livelli accelerano l’attività del metabolismo, riducono la fame e fanno bruciare più calorie, consentendo così di perdere peso e abbassare i livelli di zucchero nel sangue. La sua secrezione aumenta se si dorme bene, se si pratica un’attività fisica anche moderata e se si segue una corretta alimentazione in cui siano presenti grassi sani come avocado, cioccolato e noci, che pare ne aumentino la presenza nel sangue. Infine non scordiamo il cortisolo, il noto ormone dello stress: se quest’ultimo è molto prolungato, al punto da condurre a un progressivo esaurimento psico-fisico, è piuttosto comune rifugiarsi nel cibo, che favorisce la produzione di endorfine e di endocannabinoidi, sostanze che regalano un senso di piacere e benessere, liberando dall’ansia.
In definitiva, come mantenere tutti questi (e gli altri) ormoni in perfetto equilibrio? Con una dieta ricca innanzitutto di verdure, che hanno un basso contenuto calorico, sono piene di acqua e fibre, contengono vitamine e minerali essenziali per il nostro benessere. Alcune possiamo definirle “ormonali” per i loro fantastici effetti sull’equilibrio del sistema endocrino. Parliamo di carciofo, cetriolo e ortaggi in foglia, come lattuga, soncino, cavolo nero, rucola, tarassaco, cicoria, spinaci, bietole, prezzemolo e coriandolo. Anche certi frutti svolgono un effetto interessante per l’equilibrio degli ormoni: anguria e melone, arancia e mandarino, avocado, banana, ciliegie, frutti di bosco, kiwi, mango, melagrana, papaia e uva. Il pesce invece va consumato almeno due o tre volte la settimana, privilegiando quello dei nostri mari (meglio se pescato e non di allevamento), mentre la carne non dovrebbe arrivare in tavola per più di una volta alla settimana. Sul fronte cereali o pseudo-cereali, poi, i migliori sono riso integrale, quinoa, grano saraceno, miglio e amaranto, possibilmente in chicco, anziché sotto forma di farina o di pasta. Cambiare il proprio regime alimentare aiuta gli ormoni a lavorare meglio e il risultato si avverte come maggiore vitalità, benessere emotivo, pelle luminosa, capelli più forti e brillanti, sonno ristoratore, lucidità mentale e migliori performance cognitive. Gli ormoni sono come i membri di un coro: se la loro comunicazione è ben orchestrata, l’organismo lavora alla perfezione; se invece una “voce” va fuori tempo oppure diventa talmente fioca da non farsi quasi più sentire o, al contrario, così forte da sopravanzare le altre, ecco che nascono i problemi.
Un consiglio in più
Se un giorno capita di sentirsi apatici, confusi e incapaci di memorizzare nuove informazioni, mentre il giorno successivo tutto torna normale, è possibile che siano bassi i livelli di Dhea o deidroepiandrosterone, uno steroide prodotto dalle ghiandole surrenali e noto come “ormone della giovinezza”, perché è quello che più di tutti si riduce con l’età, già a partire dai 30 anni.
Se è colpa di un trauma: Il 15-20 per cento delle persone che subiscono un trauma cranico, dovuto per esempio a un incidente stradale, può manifestare qualche disordine endocrino. Il motivo sta nel fatto che una grave lesione cerebrale è in grado di danneggiare l’ipofisi, una piccola struttura che si trova sotto il cervello, dietro la radice del naso, e che insieme all’ipotalamo controlla la funzionalità della maggior parte delle altre ghiandole endocrine, al punto da essere definita ghiandola maestra. Anche se ben protetta da strutture ossee, l’ipofisi può danneggiarsi in caso di incidenti traumatici e portare a diversi disturbi, fra cui ipotiroidismo, menopausa precoce, diabete o anche mancato accrescimento (se il trauma coinvolge un bambino).
A rischio anche gli occhi: Uno studio, intitolato Effect of sex steroid hormone fluctuations in the pathophysiology of male-retinal pigment epithelial cells e pubblicato sul Journal of cellular physiology, ha dimostrato come le fluttuazioni ormonali che avvengono durante l’invecchiamento a carico dell’apparato riproduttivo possano condizionare anche la retina e predisporla a sviluppare alcune patologie, come la degenerazione maculare senile. Ma si tratta ancora di ipotesi, tutte da confermare.
I campanelli d’allarme
Alcuni sintomi possono segnalare un cattivo funzionamento del sistema endocrino.
- Stanchezza estrema: ci si sente affaticati anche dopo aver riposato o comunque in maniera esagerata rispetto allo sforzo compiuto.
- Aumento o perdita di peso: acquistare chili rapidamente, così come dimagrire senza motivo può nascondere uno squilibrio ormonale.
- Disturbi del sonno: è probabile soffrire di insonnia o avere un sonno disturbato, leggero e poco regolare.
- Memoria annebbiata: l’eccesso di alcuni ormoni può ostacolare la capacità di apprendimento e concentrazione, e favorire sbalzi d’umore e irritabilità.
- Cambiamenti della pelle: attenzione all’acne persistente o alle variazioni nell’aspetto della cute, che può diventare secca, squamosa e “invecchiata”.
- Altri sintomi fisici: battito cardiaco accelerato, dolori muscolari, sudorazioni improvvise, aumento della pressione sanguigna, problemi digestivi.
Magia di un bacio
Le ultime evidenze scientifiche hanno esaminato il potere dei baci: sembra che attraverso le numerose afferenze nervose che dalle labbra vanno al cervello venga stimolata un’aumentata produzione di ormoni da parte delle ghiandole surrenali (corticosteroidi, adrenalina, noradrenalina) e di oppioidi endogeni (endorfine) a livello encefalico, in grado di stabilire quello stato magico che tutti conosciamo. Questo si traduce in un aumento della frequenza cardiaca, che – in caso di intensa emozione – può arrivare anche a un raddoppio dei valori abituali. Talvolta, possono addirittura comparire quei battiti anticipati noti come extrasistoli (che noi interpretiamo come batticuore), mentre la pressione massima può salire anche di 20–30 millimetri di mercurio a causa della maggiore gittata cardiaca, cioè della più grande quantità di sangue che il ventricolo sinistro immette nell’aorta per ogni contrazione.








