Il biologico promuove la biodiversità: OGM contro biologico, chi vince?

OGM contro biologico, chi vince?

Entrambi hanno obiettivi comuni: minore utilizzo di pesticidi, minore consumo di acqua e di suolo e coltivazioni capaci di sfamare un’umanità in rapida crescita. Ma diverse, per non dire opposte, sono le strade per raggiungerli

Da secoli l’uomo incrocia specie vegetali diverse per creare nuove piante più adatte all’alimentazione e più produttive. Anche il comune grano, coltivato da millenni, è frutto dell’incrocio tra specie differenti. Tutti questi interventi inducono delle mutazioni genetiche, ma oggi, grazie alle enormi conoscenze derivate dall’ingegneria genetica, gli “incroci” si fanno anche in laboratorio per avere risultati sempre più certi e non casuali. Come si conciliano i progressi delle biotecnologie in un Paese come il nostro che brilla per la naturale biodiversità delle specie vegetali?

Campioni di biodiversità?

Basti pensare che sono 8.195 le specie e sottospecie di piante presenti nella nostra penisola, di cui 1.708 esclusive. Gli Ogm mettono in pericolo biodiversità e ambiente? O al contrario, se ingegnerizzati in modo opportuno, potrebbero salvare dall’estinzione le specie a rischio e persino aiutare l’agricoltura biologica? Con le nuove tecniche, infatti, si possono anche spostare geni di interesse da una pianta a un’altra della stessa specie per migliorarla oppure si può “spegnerne” alcuni e “accenderne” altri nella stessa pianta senza introdurre niente dall’esterno. Il dibattito è aperto e le diverse posizioni faticano a trovare un punto d’incontro. E noi siamo andati a caccia di verità e bugie su Ogm e biologico.

Il biologico promuove la biodiversità?

Lo dice anche uno studio pubblicato su Nature Communications, nell’ambito del progetto europeo BioBio, che è stata l’indagine più estesa (1.470 campi) condotta finora in Europa e in Africa. In totale sono stati considerati quattro gruppi tassonomici come bioindicatori: le piante, i lombrichi, i ragni e le api. Nei campi a coltivazione biologica i quattro bioindicatori esaminati sono del 10 per cento più vari e numerosi, piante e api soprattutto.:VERO

Gli OGM possono valorizzare le piccole produzioni?

Grazie alle nuove tecniche di editing genetico, che sono poco costose e alla portata di tutti i laboratori, è possibile valorizzare e migliorare varietà locali (vite, ulivo ecc.). Anche perché i cambiamenti climatici, che favoriscono la comparsa di nuovi patogeni delle piante – esemplare il caso Xylella, che ha colpito gli ulivi del Salento – spingono ad adeguare il patrimonio varietale dei vegetali alle nuove esigenze dettate dagli ecosistemi che cambiano. Pensare di utilizzare il medesimo patrimonio varietale di un secolo fa è un’utopia. Il San Marzano rappresentava il 20 per cento della produzione di pomodoro in Campania. I virus l’hanno decimato e oggi è sceso a meno dell’1. Prima dei divieti, in Italia era stato sperimentato in campo un ottimo San Marzano Ogm che resisteva a tre virus. Avremmo potuto salvarlo.:VERO

ma anche FALSO Il pomodoro San Marzano non sta scomparendo solo per le virosi, ma perché non ha una resa compatibile con l’agricoltura intensiva a cui oggi punta il mercato. Inoltre non ci sono più aziende italiane che facciano miglioramento genetico convenzionale (non attraverso gli Ogm) sui pomodori ed è tutto in mano all’estero: in Italia continuiamo a produrre pomodori che sono stati selezionati al di fuori dei nostri confini e che non lasciano spazio alla tipicità. L’attuale sistema agro-alimentare, che ricalca il modello statunitense, soffoca le produzioni tipiche.

Gli OGM possono essere compatibili con l’agricoltura biologica

Il biologico è una scelta volontaria i cui principi sono stabiliti, in Europa, dal Regolamento 834/2007. Uno di questi è il divieto di usare organismi geneticamente modificati, cioè organismi viventi in cui il Dna sia stato modificato in laboratorio. Pensare di trovare un punto di incontro tra Ogm e biologico è incompatibile per definizione con le regole dell’agricoltura biologica: sarebbe come voler convincere un vegetariano a mangiare carne!:FALSO

ma anche VERO Le varietà di mais Ogm resistenti agli insetti hanno fatto diminuire le quantità di agrofarmaci utilizzate in campo e per questo possono rappresentare un valore aggiunto per le nostre filiere dei prodotti Dop e di eccellenza, ma anche per l’agricoltura biologica. Avremmo a disposizione più varietà selezionate in base alle nostre esigenze, senza dipendere dalle importazioni: oggi importiamo per esempio molto grano duro dal Canada perché ha un tenore proteico superiore al nostro ed è più adatto alla trasformazione in pasta. Inoltre, le nuove tecniche di genoma editing applicate all’ortofrutta possono dare un contributo importante alla riduzione dei fitofarmaci.

Gli alimenti biologici contengono più muffe?

Tutti gli studi scientifici finora condotti non hanno mostrato per questi prodotti una maggiore contaminazione da muffe rispetto a quelli non biologici.:FALSO

La resistenza degli OGM agli erbicidi può trasmettersi anche alle erbe infestanti?

Sono resistenti agli erbicidi non solo molte piante Ogm, bensì anche alcune piante non Ogm e, in questi casi, la resistenza è stata ottenuta con altre tecniche. Oggi in Italia sono liberamente coltivate varietà non Ogm resistenti a erbicidi, senza che nessuno si preoccupi troppo delle conseguenze.:VERO

I pesticidi permessi in agricoltura biologica non sono dannosi per l’ambiente?

In agricoltura biologica, per tenere lontani gli insetti infestanti è permesso usare solo sostanze di origine naturale (piretro, Bacillus thuringensis, zolfo, solfato di rame) oppure insetti predatori come per esempio le coccinelle.:VERO

ma anche DIPENDE Stiamo attenti alle concentrazioni di rame, che è un prodotto molto poco biodegradabile nell’ambiente e va a contaminare le falde acquifere.

L’agricoltura biologica può sfamare il pianeta?

Certo che lo può fare ed è la sfida del futuro, purché cambiamo approccio e usciamo dal concetto che per sfamare il pianeta serva l’iperproduttività. A chi sostiene che nel 2050, quando saremo oltre 9 miliardi di persone al mondo, non avremo risorse alimentari per sfamare tutti, bisogna rispondere che lo spreco alimentare, a livello mondiale, è oggi in media più di del 25 per cento, con punte del 40 nei Paesi industrializzati, e percentuali attorno al 15 in quelli in via di sviluppo. Invece di investire soldi nelle tecnologie Ogm, dovremmo sviluppare tutte quelle tecnologie (ne esistono di molto avanzate) che permettano di diserbare in modo efficace, di seminare con altissima precisione e così via. A queste dovremmo affiancare, recuperandolo anche dal passato, un valido approccio agroecologico: oggi i campi coltivati sono immense distese attorno a cui non crescono più alberi perché “danno fastidio”. Ma le alberature che circondano un campo possono per esempio offrire il nutrimento alle coccinelle, usate in agricoltura biologica come principali insetti predatori degli afidi.:VERO

ma anche FALSO Nel 2050 avremo risorse alimentari per tutti se passeremo a un’agricoltura sostenibile che utilizzi sempre meno elementi nutritivi, sempre meno acqua e che possa difendersi, il più possibile senza chimica, da insetti, virosi ecc. Tutto ciò si può realizzare con nuove tecnologie di selezione genetica e con la “chimica verde”, cioè con sostanze, comunque di sintesi, che non lascino residui sui prodotti alimentari e siano biodegradabili in tempi brevi nell’ambiente. L’agricoltura biologica, che deve continuare a svilupparsi accanto a quella intensiva, non può essere l’unica strada perché ha rese troppo basse.

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