Il linguaggio è importante per gli esseri umani. In effetti è così importante che siamo disposti a mettere a rischio la nostra stessa vita per farne uso. Condividiamo lo stesso apparato fonatorio di base con il nostro parente più stretto, lo scimpanzé, ma per produrre una maggiore varietà di suoni, con maggiore precisione, la nostra lingua ha dovuto allungarsi, scendendo lungo la gola, il che ha portato la laringe a scendere più in basso e il collo ad allungarsi.
Lo svantaggio di queste mutazioni è che ciò che mangiamo e beviamo deve superare la laringe per arrivare all’esofago e, quando sbaglia strada, rischia di farci soffocare.
Negli altri animali, invece, la laringe è provvista di una valvola per scongiurare tale rischio. Poiché l’evoluzione favorisce la sopravvivenza dell’esemplare più adatto, perché abbiamo acquisito e trasmesso una mutazione potenzialmente fatale del nostro apparato respiratorio e digerente? Semplice: la discesa della laringe ha creato una camera di risonanza che ci ha permesso di produrre una gamma di suoni assai più ampia che copre tutti quelli necessari per la lingua orale.
Parlare è così importante per gli esseri umani che, evolutivamente parlando, il valore supera di gran lunga l’eventuale perdita di alcuni individui per soffocamento. La lingua parlata e, più tardi, quella scritta ci hanno permesso infatti di sviluppare culture e trasmettere le conoscenze acquisite da una generazione all’altra, creando un caso unico tra le specie animali. Le parole hanno una capacità quasi inesauribile di trasmettere informazioni.
Ma anche il linguaggio non verbale ha vaste potenzialità: i ricercatori, infatti, hanno registrato quasi 1 milione di segni non verbali, 250.000 dei quali sono espressioni facciali. Siamo capaci di formulare vari tipi di comunicazioni non verbali, eppure, il più delle volte, non siamo consapevoli della mole di informazioni che assorbiamo attraverso questi canali.
L’evoluzione del linguaggio del corpo
L’importanza evolutiva del linguaggio del corpo è evidente. Osserva bene gli occhi di un cane o di un gatto. In circostanze normali, la parte bianca non è visibile per il semplice motivo che il bianco è facilmente individuabile dalle prede. E il bianco dell’occhio non è visibile nemmeno nelle scimmie e nei primati. Tuttavia, per gli esseri umani l’importanza di stabilire un contatto visivo e sapere dove stanno guardando gli altri membri della specie supera lo svantaggio evolutivo di poter essere individuati da prede o predatori.
La psicologia si sta ancora dedicando a individuare le aree specifiche del cervello che riconoscono il linguaggio del corpo. I risultati finora evidenziano il ruolo chiave svolto nella neurologia del linguaggio del corpo dalle due aree visive e dall’amigdala.
Il coinvolgimento dell’amigdala nella comprensione del linguaggio del corpo dimostra quanto queste nozioni siano profondamente radicate dentro di noi, poiché l’amigdala è una delle componenti più antiche del cervello umano, nonché un elemento chiave per il processo decisionale, la memoria e le risposte emotive.
Le profonde radici del linguaggio del corpo
Se ogni volta rischiamo la vita per pronunciare delle parole, allora perché i libri riportano sempre la statistica secondo cui, in termini di comunicazione, le parole contano solo per il 7% del messaggio, mentre il tono della voce e altri tratti vocali costituiscono il 38% della comunicazione, e i segni non verbali – ossia il linguaggio del corpo – ne rappresentano il 55%? Se rischiamo la vita per poter parlare, perché non usiamo di più le parole nella nostra comunicazione? Be’, la capacità di usare il linguaggio è uno sviluppo evolutivo che abbiamo acquisito in tempi relativamente recenti, ossia tra 2.000.000 e 500.000 anni fa.
Ma questo non vuol dire che i nostri antenati non comunicassero tra di loro: lo facevano nello stesso modo in cui il tuo cane comunica con te oggi, ossia attraverso il linguaggio non verbale. Ciò significa che la nostra capacità di usare, rispondere e percepire il linguaggio del corpo è radicata molto più profondamente nel nostro cervello rispetto alla comunicazione verbale.
Rimane però un interrogativo: questi gesti sono innati, cioè geneticamente programmati dentro di noi, oppure sono appresi tramite l’osservazione o in qualche altro modo? Per rispondere a questa domanda, gli scienziati hanno osservato neonati e bambini nati ciechi e sordi (che non potevano quindi acquisire espressioni facciali e gesti guardando gli altri) e confrontato i gesti e il linguaggio del corpo nelle diverse culture, oltre a osservare il linguaggio del corpo di scimmie e primati.
Abilità innata o appresa?
Allo stato attuale della ricerca, alcuni aspetti del linguaggio del corpo sono naturali, parte del kit di strumenti che viene fornito alla nascita – così come i bambini sanno come succhiare il latte senza che venga loro insegnato – mentre altri vengono appresi e rientrano nella categoria intermedia del linguaggio, per il quale abbiamo una propensione genetica (nonostante le caratteristiche specififiche di ogni lingua dipendano dalla particolare cultura di nascita). Vale la pena sottolineare, quindi, che il sorriso è insito nella nostra genetica: i bambini nati sordi e ciechi iniziano a sorridere proprio come i bambini vedenti e udenti. Gli scienziati hanno altresì scoperto che le principali espressioni facciali umane sono universalmente condivise da tutte le culture, il che suggerisce che anche queste siano innate. Queste sette espressioni universalmente riconosciute sono gioia, tristezza, paura, rabbia, sorpresa, disgusto e disprezzo.
La prova più importante di questa ipotesi è stata fornita da Paul Ekman, il quale ha raccontato una breve storia ai membri di una tribù estremamente remota della Papua Nuova Guinea, chiedendo poi loro di indicare la foto con l’espressione che meglio esprimeva la reazione del protagonista della storia. Nonostante le fotografifie ritraessero degli occidentali, i membri della tribù hanno attribuito correttamente la fotografifia all’emozione.
Di contro, la maggior parte dei gesti che coinvolgono le mani – da quelli osceni a quelli di incoraggiamento – hanno una forte connotazione culturale, sebbene il gesto dei palmi aperti a indicare intenzioni pacififiche sembri essere innato. Questi gesti possono causare spiacevoli fraintendimenti culturali. Il gesto ‘OK’ di solito signififica ‘tutto bene’ nella maggior parte delle culture occidentali, ma in Francia signififica anche ‘zero’, in Giappone ‘denaro’ e in Grecia è un insulto sessuale. Perciò, quando viaggi all’estero, chiedi a un contatto locale di mostrarti i gesti più comuni del posto, così eviterai di commettere errori.
Tra questi due estremi ci sono vari gesti su cui gli scienziati sono ancora incerti. Ad esempio, quando un uomo e una donna si incrociano a distanza ravvicinata, l’uomo tende a girarsi verso la donna, mentre la donna si allontana dall’uomo. Non sappiamo se si tratti di un comportamento innato o appreso. Un’altra differenza di genere interessante è il modo in cui indossiamo cappotti e giacche: i maschi infilano per primo il braccio destro, mentre le donne il sinistro. Anche in questo caso, non si sa se questo gesto sia innato o appreso. Ciò che è chiaro, tuttavia, è che il famoso “sesto senso femminile” ha origine in realtà nella maggiore capacità delle femmine di comprendere il linguaggio del corpo rispetto ai maschi. Ad esempio, quando gli scienziati hanno mostrato un fifilm muto di un uomo e una donna che interagiscono tra di loro, le donne che hanno preso parte all’esperimento sono state molto più brave a raccontare che cosa stesse succedendo tra i due protagonisti rispetto agli uomini. Ciò riflette una profonda differenza in termini di organizzazione neurale.
La risonanza magnetica ha dimostrato che il cervello delle donne coinvolge più aree nella decodifica della comunicazione corporea rispetto agli uomini. Sebbene esista un’innata differenza tra i sessi nella loro capacità di leggere i segnali non verbali, gli uomini che svolgono professioni basate sulla comunicazione, come gli attori, ottengono buoni risultati nella comprensione non verbale. All’interno del gruppo più ampio delle donne quelle che hanno avuto fifigli ottengono un punteggio più alto, probabilmente perché la loro maggiore capacità di interpretare i segnali non verbali era derivata dalla necessità di apprendere che cosa volessero comunicare i propri bambini quando ancora non erano in grado di parlare.
Nozioni base del linguaggio del corpo
Le riviste sono piene di articoli che pretendono di insegnare come si interpreta il linguaggio del corpo: sfregarsi il naso annuncerebbe una bugia, le pupille dilatate sono segno di un vero interesse, e così via. La verità è che se fosse così facile tutti i bugiardi verrebbero smascherati, e non ci sarebbero mai attenzioni sessuali indesiderate. Ma il linguaggio del corpo non può essere interpretato in maniera affidabile al di fuori di un contesto. Il linguaggio del corpo è un vero e proprio linguaggio fatto di parole, frasi e punteggiatura. La regola generale prevede di leggere sempre i gesti in gruppi di tre almeno; come le parole in una frase. Quindi, se un venditore ti dice che questo è il migliore affare che tu possa cogliere e, durante la dimostrazione, si copre brevemente la bocca, si tocca il naso o si gratta il collo allora probabilmente sta mentendo. Ugualmente, se la donna con cui sta parlando un uomo si tira indietro i capelli, espone la parte inferiore dei polsi o avvicina la borsetta ci sono possibilità che sia interessata a un appuntamento.
Linguaggio del corpo online
Con la diffusione della comunicazione online, si sono create nuove possibilità di comunicazione errata. Molti hanno in mente conversazioni e-mail che hanno assunto toni aspri, diversamente da quanto sarebbe accaduto se i partecipanti si fossero parlati faccia a faccia. Allan Come uscire illesi da questi campi minati? Le chiamate su Skype consentono di fissare attentamente l’altra persona e studiarne l’espressione, molto più di quanto si potrebbe fare nella realtà. Gli altri sono più critici nei tuoi confronti, ed è più probabile che rilevino piccoli movimenti e gesti del viso. I giovani che usano esclusivamente servizi di messaggistica e testo dovrebbero sempre usare gli emoji, perché trasmettono il significato e il sentimento delle parole che vengono scritte. Senza emoji è probabile che il testo venga frainteso. Ad esempio, tu fai una battuta divertente ma chi legge potrebbe pensare che tu sia sarcastico.
Non conta quello che dici, conta come lo dici
Molto meno discusse, ma altrettanto importanti quanto il linguaggio del corpo, sono tutte le variabili che costituiscono il modo in cui esprimiamo il nostro pensiero. Ad esempio, basta cambiare il tono di un’espressione intensa come “ti odio” per trasformarla da una dichiarazione di disprezzo al commento per uno scherzo ben eseguito. Secondo la famosa voice coach Harriet Whitbread: “Grazie ad appena cinque cambiamenti, la tua voce diventerà un entusiasmante strumento di comunicazione: intonazione, tratti vocali, ritmo, formulazione delle parole e volume. Tra questi, l’elemento più importante da usare durante un discorso è il tono, perché un cambio di tono indica all’ascoltatore un nuovo pensiero da parte di chi parla. Un discorso monotono è difficile da comprendere, poiché induce l’ascoltatore a credere, a livello profondo, che le parole derivino tutte dallo stesso pensiero. Nuovo pensiero, nuovo tono”. Nel suo lavoro con gli insegnanti, Harriet Whitbread ricorda loro di fare in modo che “i complimenti siano, vocalmente, più interessanti dei rimproveri”.








