Se vogliamo insegnare qualcosa al nostro amico con la coda dobbiamo sapere come funziona la “scuola naturale” dei cani
Sia i cani sia gli esseri umani sono creature “utilitariste”, ovvero tendono a mettere in atto comportamenti che diano il massimo risultato con il minimo sforzo in proporzione alle rispettive capacità e competenze.
Gestire le situazioni, prova ed errore
Ma da dove nasce questo comportamento? Soprattutto dal fatto che entrambi, cane ed essere umano, seppure con metodologia diversa ma presumibilmente in un arco di tempo ugualmente lungo, si sono specializzati nell’arte della risoluzione pratica dei problemi per poter sopravvivere. Come? Attraverso il noto sistema identificato dagli studiosi anglosassoni come trial and error, letteralmente “prova ed errore”. Il significato reale della definizione, però, è assai più ampio e potrebbe essere questo: “prova, verifica di persona le conseguenze del tuo comportamento e, se non ti soddisfano, mettine in pratica un altro, fino a ottenere il risultato che volevi… ma stando ben attento a non rimetterci la pelle”. È una semplificazione drastica, ma nei fatti le cose stanno proprio così. E basta osservare con attenzione i nostri amici con la coda per rendersene conto: ne parliamo qui sotto.
Provare e riprovare… per trovare la strada giusta
Per fare un esempio del metodo di apprendimento “per prova ed errore” da parte del cane, prendiamo un caso classico: il cucciolo che, attratto per la prima volta dall’osso che la madre sta felicemente sgranocchiando, si avvicina con chiari intenti di condivisione. Giunto alla distanza critica dal “bottino”, molto probabilmente avvertirà un ringhio sordo che lo dovrebbe inibire dall’avvicinarsi ulteriormente; ma poiché la madre non gli ha mai ringhiato prima, il cucciolo proseguirà ancora. Un istante più tardi, la madre scatterà come un lampo facendogli schioccare i denti davanti al muso e il cucciolo batterà in ritirata uggiolando, per la paura e per comunicare la sua ovvia non belligeranza.
L’aggressione di una madre equilibrata, puramente dimostrativa, durerà una frazione di secondo e non avrà alcuna conseguenza fisica per il cucciolo, ma l’importante “lezione” appresa rimarrà indelebile: mai avvicinarsi alla preda di qualcun altro, soprattutto un adulto, anche se fa parte del branco; un ringhio è un preciso avvertimento, che prelude a un’aggressione, da rispettare sempre, a meno che non si voglia combattere.
Il cucciolo in questione, di fronte a un obiettivo importante come il cibo, ha messo in atto un comportamento diretto (ha compiuto una “prova”) che, però, si è rivelata fallimentare (“errore”), pur senza mettere a repentaglio la propria vita, perché si trattava della madre. Se avesse compiuto il medesimo tentativo con un adulto estraneo, le conseguenze avrebbero potuto essere ben più serie, ma per fortuna la natura provvede di solito a che queste prime, fondamentali lezioni di comportamento vengano impartite nell’ambito familiare, dal quale i cuccioli non si allontanano, di norma, prima di aver appreso almeno il “galateo di base”.
Alla prossima occasione, il cucciolo si guarderà bene dal dirigersi verso la preda della madre, visto che è un comportamento fallimentare, e tenterà invece di farsi rigurgitare da lei una parte del cibo leccandole la zona delle labbra una volta che avrà terminato di mangiare. E ci riuscirà, perché questo è lo schema comportamentale di successo determinato dall’evoluzione in tale contesto e, incidentalmente, è anche il motivo per il quale i nostri cani ci leccano intorno alla bocca.
Consigli per non sbagliare
Tra i tanti esempi di apprendimento “per prova ed errore” da parte dei cani uno è, probabilmente, noto alla maggior parte di noi ma forse non è stato collegato a questo importante meccanismo. Meglio conoscerlo per non fare errori…
- • Il cane, solleticato dagli aromi della cucina, si piazza al nostro fianco mentre ci gustiamo la cena e, con l’aria implorante che solo i cani riescono ad assumere anche a pancia piena, ci fissa intensamente, per poi allungare una zampa e sollecitarci a condividere con lui la nostra meravigliosa preda. Saggiamente, lo ignoriamo e continuiamo a mangiare come se nulla fosse, per non dargli l’abitudine di ricevere cibo da tavola. Dopo qualche ripetizione del comportamento, evidentemente fallimentare, il nostro amico concluderà che è inutile insistere, per cui lo abbandonerà, limitandosi a fissarci con riprovazione dalla sua brandina mentre consumiamo i nostri pasti. Una sera, però, arrivano ospiti e il cane, visto che da noi non si ottiene nulla, ci prova con i nuovi arrivati che, come spesso avviene, ci “cascano” subito, sia per ingraziarsi il nostro amico sia perché, probabilmente, non hanno cani e quindi ignorano le conseguenze del loro gesto.
- • È fatta: il nuovo comportamento, uguale a quello fallimentare ma diretto verso soggetti estranei al branco, ha funzionato e d’ora in poi il cane si farà vivo a tavola solo con gli ospiti, mettendoci in imbarazzo da un lato ma confermandoci dall’altro che l’apprendimento per “prove ed errori” è davvero un meccanismo preciso ed efficiente.








