Dalle orecchie al cervello per cogliere la realtà
Secondo il profilo anatomico (ma solo anatomico!) l’orecchio del gatto non presenta sostanziali differenze da quello dell’uomo o di altri mammiferi. Il padiglione auricolare raccoglie le onde sonore che entrano nel condotto uditivo e raggiungono il timpano che le trasferisce agli ossicini dell’udito. Le vibrazioni così create arrivano all’orecchio interno, che costituisce il vero e proprio organo dell’udito, in grado di trasformare le onde sonore in impulsi elettrici e di trasferirle al cervello tramite il nervo uditivo. Nel cervello i suoni vengono elaborati insieme agli altri impulsi sensoriali e danno origine alla percezione della realtà da parte del gatto.
Noi e loro, quante differenze!
Nonostante le somiglianze c’è una distanza abissale tra l’udito del gatto e quello dell’uomo. Mentre l’orecchio umano può captare al massimo della sua capacità 20mila oscillazioni (Hertz) al secondo, il cane arriva al doppio e il gatto è in grado di arrivare fino a 80mila Hertz. Non è una soglia casuale, perché questa frequenza è quella su cui comunicano i topi. Con il suo udito formidabile il gatto è in grado di localizzare con precisione a una distanza di venti metri due rumori diversi a quaranta centimetri l’uno dall’altro. Ecco perché riesce a sentirci arrivare quando siamo ancora in cortile! È in grado di distinguere due suoni differenti che provengono dalla stessa direzione ma da distanze diverse. Nel raggio di quindici metri non gli sfugge neppure il fruscio più lieve di un topo. La misurazione della distanza di una fonte sonora e la sua localizzazione sono così precise che gatti ciechi sono in grado di catturare topi, mosche e addirittura ragni.








