Quando affrontiamo il problema dei viaggi, di un trasloco o di uno spostamento, anche solo per una breve vacanza, dobbiamo pensare a come il gatto vive il rapporto con il territorio. Per renderci conto di quanto sia importante per lui l’ambiente che lo circonda, pensiamo a noi e alla nostra vita.
Noi vediamo la nostra casa e il nostro giardino (se siamo tanto fortunati da averne uno) come il nostro castello che ci tiene al sicuro dalle invasioni esterne e che va difeso da chiunque tenti di espugnarlo. Dentro, ci sentiamo a casa (appunto), rilassati e sicuri. Anche la nostra città natale è un posto familiare per noi. Le tensioni però non mancano: quante volte ci capita di vedere una persona che si avvicina e distogliete lo sguardo per evitare una comunicazione diretta? Alcuni di noi sono molto nervosi quando vanno a visitare una grande città: tengono d’occhio le persone e badano a non aggirarsi per vie buie da soli nella notte. Immaginiamo come potrebbe essere se fossimo di gran lunga più diffidenti di come siamo (come è infatti il gatto) e se ci capitasse spesso e volentieri di essere portati in luoghi sconosciuti apparentemente senza un motivo (il gatto non sa che dobbiamo fare le vacanze).
Benvenuti nel mondo dei gatti. Le ricerche sulla vita e le attività dei nostri piccoli felini ci mostrano che il mondo del gatto è diviso in tre aree distinte: una fondamentale o rifugio, il territorio e un’area familiare, cioè il luogo abitualmente frequentato in cui il gatto svolge le proprie attività. L‘area fondamentale è la zona dove il nostro micio si sente più al sicuro, dove dorme più profondamente, gioca, mangia e si gode le interazioni sociali. Poiché i padroni rappresentano il maggiore elemento di sicurezza, l’area centrale è quasi automaticamente la casa stessa. Tuttavia le dimensioni di questa zona possono essere diversificate, e potrebbero consistere anche in una stanza sola o persino in uno scaffale situato in alto se il gatto è timido o ansioso e vede quello come il suo luogo caldo e sicuro. La zona intorno al rifugio è quella che l’animale in teoria difende attivamente contro l’invasione di altri gatti. Le dimensioni del territorio variano e dipendono dalle sue abitudini, dalla stagione, dalla fiducia che l’animale ha di sé, dal sesso, dalla densità di popolazione e da molti altri fattori. Allo stato selvatico, una tipica zona di home range in un’area densamente popolata è di 200 metri quadri circa per una femmina sterilizzata, mentre i maschi sterilizzati spesso si spingono oltre.
Il linguaggio del corpo
Vibrisse: in posizione normale sono ravvicinate, rilassate, allargate a ventaglio ai lati del muso. In tal modo il nostro amico ci dice che è rilassato, soddisfatto, pronto a ricevere attenzione. Se, al contrario, sono puntate all’indietro e appiattite, vuol dire che è disturbato o impaurito da qualcosa, arrabbiato o sulla difensiva.
Occhi: sgranati con le pupille piene indicano paura forte e senso di impotenza.
Orecchie: nella normale posizione di riposo sono dritte e in avanti, e segnalano che il gatto è soddisfatto. Se qualcosa lo incuriosisce, può darsi che le ruoti lateralmente, verso l’esterno per cogliere meglio il suono insolito o strano. Se ha paura, le spinge all’indietro e le appiattisce sulla testa come se cercasse di “rimpicciolirsi” davanti al nemico.
Coda: portata alta è sempre sintomo di relax, la coda che sbatte di leggero nervosismo o interesse ed eccitazione, mentre un gatto stressato o arrabbiato la tiene tra le zampe. Coda grossa e pelo sollevato sono il più classico sintomo di uno spavento felino.
Posizione: guardiamo come è sdraiato o come sta seduto per capire se è rilassato, calmo, spaventato, arrabbiato. Per salutarci il micio incurva il dorso e si struscia addosso a noi. Tiene la coda diritta in alto, a volte ce l’avvolge intorno alla gamba e ci dà colpetti con la testa. Se si mette a pancia all’aria si sta offrendo a noi o ad altri gatti per giochi e coccole: significa che il suo relax è al top. Quando è calmo e tranquillo il dorso è diritto e le zampe posteriori sono ben appoggiate sul pavimento. Se è spaventato, inarca molto il dorso oppure si appiattisce sul pavimento.
Ambiente e orientamento, quella bussola nella testa…
Per poter capire in che modo si orienta il nostro amico a quattro zampe dobbiamo immaginare delle sfere concentriche e tenere presente che la sua valutazione degli spazi segue una scala di valori molto precisa. Nel caso in cui per le sue scorribande abbia a disposizione l’appartamento e una zona esterna, che sia un giardino o anche semplicemente un terrazzo, la zona più importante, che gli etologi chiamano “centrale”, è quella in cui il gatto si sente al sicuro, dove mangia e dove si riposa a lungo al riparo da qualsiasi timore. La sala? La camera da letto? Di preciso dipende dalle abitudini del nostro micio, ma di sicuro la casa è il fulcro della loro organizzazione degli spazi. Si tratta del posto che conosce meglio, in cui si orienta e in cui si diverte a sperimentare senza paura; è anche il posto in cui cercherà sempre di tornare per sentirsi a suo agio e in cui si riparerà se non dovesse stare bene. Più l’animale si allontana da quest’area “centrale”, più sarà guardingo e avrà un approccio di “scoperta”. Sono tanti i fattori che, al di fuori di questa “comfort zone”, possono creare confusione al nostro micio, impedendogli di ritrovare la strada di casa. Per esempio qualcosa li spaventa sulla via del rientro o li obbliga a cambiare strada, spingendoli a percorrere strade ignote. Quando i punti fermi cambiano, per i piccoli felini potrebbe essere un bel problema, quindi meglio non lasciarli troppo a se stessi e, se escono, munirli di chip.








